Palazzo del Podestà Sede del Comune di Padova

La Storia

L'edificio sorse nel XIII secolo come residenza di rappresentanza dei podestà cittadini. L'antico edificio medievale, danneggiato nel corso dei secoli da numerosi incendi (tra cui quello del 13 maggio 1387), era caratterizzato da una ricca loggia in pietra bianca, quasi completamente perduta nella ricostruzione del palazzo attuata su progetto e direzione di Andrea Moroni a partire dal 1º novembre 1539 durante il mandato del Podestà Marcantonio Contarini. La monumentale costruzione, innalzata secondo i modi particolarissimi dell'architetto bresciano, commistione delle soluzioni romane di Peruzzi e della spiccata classicità del Sammicheli, è una preziosa testimonianza dell'architettura che si sviluppò nel Veneto cinquecentesco in concomitanza agli interventi veneziani di Jacopo Sansovino a Venezia. Le fasi di costruzione perdurarono anche dopo la morte del Moroni avvenuta il 28 aprile 1560, e furono guidate dal capomastro Francesco Lurano. Nel 1553, il PodestàMarcantonio Grimani completò le facciate verso piazza delle Erbe. Nel 1554, sotto il mandato del Podestà Stefano Trevisan, venne completata la Sala delle Udienze (oggi Sala della Giunta).

 

Il cortile pensile fu completato sotto il mandato del Podestà Tommaso Morosini entro il 1595. La conclusione del fabbricato, secondo i progetti di Andrea Moroni si ebbe nei primi anni del '600, lasciando incompleta la ricostruzione dell'ala che doveva proseguire sull'area del trecentesco Fondaco delle Biade - costruito nei 1302 su progetto di fra' Giovanni degli Eremitani -, conclusa in stile (in seguito alla demolizione del Fondaco) soltanto nel 1901 su volere del sindaco Vittorio Moschini. La definitiva sistemazione è avvenuta nel 1963 con la costruzione del grande scalone tra il Palazzo del Podestà e il Palazzo degli Anziani verso il cortile del Maleficio, a collegamento tra i vari edifici.

 

La straordinaria possenza cinquecentesca del Palazzo del Podestà si mostra spavalda nelle facciate verso Piazza delle Erbe, sebbene concluse - quella dell'ala verso la Chiesa di San Canziano - solo all'inizio del Novecento. La ripresa della tradizionale loggia, già esistente nel precedente palazzo medievale, lo inserisce in maniera garbata nel contesto seppur non privandolo di una solennità tutta manierista. Le profonde arcate elevate con un misuratissimo bugnato, lasciano spazio a storiche botteghe orafe, già presenti nel XIII secolo. Sopra, nella continuità del bugnato, si aprono le finestre del mezzanino. A conclusione della decorazione a bugna sta una superba balconata sorretta da numerose e ritmate mensoline che percorre interamente le tre facciate. Il piano nobile e la tesa è elevata sullo stile dorico e decorata da una meno incisa bugna. Li si apre la finestratura del piano nobile, monofore ampie a tutto sesto e ancora sopra le aperture della tesa decorate da una finissima chiave centrale, che le collega all'imponente cornicione. Spicca sull'angolo l'obelisco del Podestà Nicolò da Ponte.

 

La facciata a levante ha perso imponenza a causa degli interventi edilizi degli ultimi due secoli e corrispondeva a l'ingresso carraio del palazzo, assicurato da una porta rinascimentale (demolita agli inizi del '900) che si apriva su una muraglia che andava a collegarsi alla Chiesa di San Martino e al Palazzo degli Anziani. La genialità di Andrea Moroni portò ad una pratica soluzione nella ricostruzione dell'edificio medievale: chi sarebbe entrato con carrozze o cavalli sarebbe stato accolto immediatamente dal personale del Palazzo - che avrebbe sistemato cavalcature e mezzi nelle Stalle del Podestà al piano terreno - proseguendo sulle scale sarebbe subito giunto al fulcro del palazzo, ovvero il Cortile Pensile. La facciata si eleva su un loggiato bugnato in pietra di Vicenza che dava accesso alle Stalle del Podestà. Ai lati, due scaloni monumentali coperti conducono alla loggia superiore e al cortile pensile. Tutto è ritmato da quattro paraste elevate sull'ordine gigante. Ai piedi della scala di destra è stata collocata la statua della Vecchia Padova lavoro di stampo allegorico di Giovan Battista Albanese e raffigurante una solenne e trionfante anziana - Padova - , coronata dalle cerchie di mura che la circondano. Sino al 1872 la statua era collocata sull'edicola monumentale che decorava il Volto delle Debite.

 

Da cortile del Maleficio ai piedi della Torre degli Anziani, salita l'ultima rampa di scale, si accede ad uno scalone voltato decorato da lacunari e stucchi (XVI secolo) che apre nell'ampia Sala Maggiore (ora detta Sala del Consiglio un tempo detta pure Sala Verde) a pianta rettangolare, al piano nobile. I due bei portali che si aprono dirimpetto l'uno all'altro (1541, 1551): elevati sull'ordine dorico, recano gli stemmi della città, tra cui quello utilizzato nella prima età comunale (XII secolo) raffigurante un verde drago rampante in campo bianco. Le pareti sono mosse da paraste e porte pure cinquecentesche. Degli affreschi manieristi si alternano agli imponenti mensoloni che reggono un soffitto ligneo cassettonato. La sala è ingentilita da otto ritratti databili alla metà del Seicento raffiguranti Cesari e Cesaresse (in senso orario Flavia Domicilla Vespasiani X, Titus Vespasianus XI, Ottavianus Augustus II, Claudius Caesar, Flavius Domitianus XII, D. Claudius Caesar V, Aelia Petina Claud Uxor V, Iulius Caesar I). Verso ponente si aprono le finestre rivolte verso Piazza delle Erbe. La sala è pavimentata con l'originale terrazzo veneziano. Accanto alla sala si apre la preziosa Cappella del Collegio dei Nodari dedicata a San Giovanni Battista, che era ad uso dei Notai che vi tenevano capitolo, del personale del palazzo e dal Podestà e dalla sua famiglia. Era officiata dal clero appartenente alla parrocchia della Chiesa di San Martino. Completata nel 1551durante il mandato del Podestà Stefano Tiepolo, l'aula è decorata ad affresco da Domenico Campagnola - a cui appartiene la bella pala d'altare raffigurante la Vergine in trono e Santi (impreziosita da elaborata cornice manierista) - e da Pietro Damini, quest'ultimo su commissione del Podestà Giovanbattista Nani del Sesanotra il 1618 e il 1619. Alle pareti, tra festoni e prospettive le storie del Battista. Oggi la cappella è occupata dall'ufficio stampa del comune. Seguono altre sale, tra cui quella oggi utilizzate per le conferenze stampa, decorate da affreschi di Gasparo Giona e Ludovico Pozzoserrato. Dal portale cinquecentesco della Sala Maggiore si accede alla Sala delle Udienze del Podestà, oggi Sala della Giunta: a pianta rettangolare gode di una splendida veduta su Piazza delle Erbe e sulle cupole della Cattedrale. Le semplici pareti decorate da marmorino concludono nel complessa travatura alla Sansovino. La grande tela sulla parete meridionale raffiguraSant’Antonio benedice il territorio patavino, opera seicentesca che raffigura con precisione gli stemmi delle sedi delle Vicarie e Podestarie padovane in età veneziana. Si susseguono poi i ritratti dei sindaci della città dai tempi dell'occupazione austriaca (1807) ad oggi. Il pavimento ligneo è opera di Antonio Piccinini del1670. Nella sala si trova prezioso mobilio dei secoli XVI, XVII e XIX. Segue una saletta caratterizzata da una grande tabella dove è riporta la Cronotassi dei Podestà, Rettori, Capitani ed Assessori dal 1175 al 1866. Vicina sta pure l'anticamera del Gabinetto del Sindaco, dominata il dipinto votivo (1597) che raffigura il Podestà Federico Renier presentato alla Vergine da San Marco e dai Santi Antonio e Giustina. Di Jacopo Tintoretto sono invece le otto tele a soggetto mitologico (1543-1544) lascito della contessa Giulia Giusti del Giardino.

 

 

 

Fonte e approfondimenti:

 

Palazzo Comunale (Padova). (12 settembre 2015). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 28 ottobre 2015, 10:43 da //it.wikipedia.org/w/index.phptitle=Palazzo_Comunale_(Padova)&oldid=75119786

 

 

 

 

 

Info

Via VIII Febbraio, Padova

 

Zona Traffico Limitato

Area Pedonale

 

 

Gli interni degli edifici sono visitabili solo in rare occasioni, come eventi o mostre.

 

Per informazioni contattare direttamente il comune di Padova.

 

 

 

 

 

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