Monumento al Gattamelata

La Storia

Erasmo da Narni, detto Gattamelata (Narni1370 – Padova16 gennaio 1443), è stato un capitano di ventura al servizio prima di Firenze, poi del Papa e quindi della Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica di capitano generale. Abile stratega militare, difese la Serenissima dagli attacchi dei Visconti e riuscì a conquistare Verona.

 

 

Erasmo da Narni nacque nel 1370 a Narni, in Umbria; il padre era un fornaio di Duesanti, frazione di Todi, mentre la madre Melania, anch'essa di Todi, probabilmente diede a Erasmo il principio di quello che sarebbe poi diventato il suo "soprannome", essendo il cognome della donna Gattelli. Costretto dalle sue misere condizioni alla vita militare di basso rango, Erasmo fa il suo esordio nella vita militare militando sotto il nobile di Assisi Ceccolo Broglia, prima di passare al servizio di Braccio da Montone, grandissimo condottiero italiano del '400.

Secondo un suo biografo, Giovanni Eroli, ad Erasmo venne attribuito il nomignolo di Gattamelata per la "dolcezza dè suoi modi congiunta a grande furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave". Altri ritengono invece che il soprannome derivi dal cognome della madre, Melania Gattelli. In una nuova ricerca pubblicata negli Atti del convegno: "La chiesa di Santa Maria Maggiore e i domenicani a Narni" l'appellativo Gattamelata può derivare dal cimiero con la forma di una gatta dal colore miele, che il condottiero narnese aveva scelto d'indossare durante le battaglie.

Formatosi alla scuola di Braccio da Montone e di Niccolò Piccinino, militò al servizio di Firenze, del papato (1427-1434), e infine di Venezia, a cui rimase sempre fedele. Durante la sua intensa carriera di uomo d'armi, partecipò a numerosi importanti azioni quali la repressione della Rivolta di Bologna condotta contro il papa da Battista Canedolo, emissario di Filippo Maria Visconti, e la grande campagna nella Lombardia orientale e nel Veneto, ancora contro il Piccinino (1437-1439). In questa campagna, subentrato nel comando generale delle forze veneziane a Gianfrancesco Gonzaga, il Gattamelata attuò un'abile tattica soprattutto difensiva, che si concluse con la riconquista di Verona (1439) in cui fu aiutato da Francesco Sforza.

L'anno dopo il condottiero, infermo, si ritirò a Padova, dove morì. La Repubblica di Venezia lo onorò con l'iscrizione al libro d'oro del patriziato. Particolari le caratteristiche del suo stemma che nel corso della sua lunga carriera di ventura assumono quattro fogge diverse, anche se sempre impostate su due motivi, tre cappi (che potrebbero essere tre trecce di crini di cavallo o corregge di cuoio) e una gatta. Citando sempre come fonte "La chiesa di Santa Maria Maggiore e i domenicani a Narni" il suo stemma potrebbe rappresentare invece tre funi, implicando quindi che forse il padre del Gattamelata le lavorava.

Famoso oltre che per le sue imprese militari per la statua equestre in bronzo fatta da Donatello su commissione della vedova Giacoma Bocarini Brunori, originaria diLeonessa, ed attualmente a Padova nei pressi della Basilica del Santo. Celebre anche la frase Narnia me genuit / Gattamelata fui, la quale si può leggere incisa in una lapide che si trova presso la casa del Gattamelata a Narni.

 

Vasari nelle Vite descrive il Gattamelata come la prima opera padovana di Donatello, la commissione della quale lo aveva spinto a partire da Firenze nel 1443, lo stesso anno della morte del condottiero. In realtà alcuni studiosi hanno messo in dubbio questa ipotesi, collocando la commissione al 1446, quando l'artista si stava facendo un nome in città per la fusione del magnifico Crocifissobronzeo della basilica del Santo ed era stato incaricato di fare anche l'altare maggiore.

Il monumento era stato forse previsto fin dal 1443, ma Donatello dovette iniziare a lavorarvi non prima del 1446, poiché nella primavera del 1447 approntò i modelli per la fusione del cavallo e del cavaliere. L'opera permise all'artista di cimentarsi nella tipologia squisitamente classica del monumento equestre. Nonostante il rapido inizio i lavori si protrassero poi fino al 1453, anno in cui venne collocata sul piedistallo e Donatello lasciò Padova. In quell'occasione una commissione di cinque membri stimò il valore dell'opera per saldare il pagamento all'artista e vennero decisi 1650 ducati.

I costi vennero finanziati in gran parte dalla vedova del condottiero, Giacoma Bocarini Brunori, sorella di Gentile da Leonessa, ma una parte venne forse coperta anche dal Senato veneziano, che deliberò un'autorizzazione per creare il monumento a Padova, che era sotto il suo dominio dal 1405.

Il monumento non nacque come cappella funebre, nonostante le porte nell'alto piedistallo. Come da sue volontà testamentarie, il condottiero venne sepolto all'interno della basilica del Santo, dal 1458. Ma l'opera, libera anche da funzioni funerarie, si manifesta così come la prima opera pubblica puramente celebrativa, dove erano sottintesi sicuramente ruoli politici che oggi appare difficile mettere a fuoco con assoluta chiarezza.

Il Gattamelata in vita era stato un condottiero non particolarmente vittorioso, ma una volta morto ricevette l'onore di un monumento equestre, che solitamente era stato ad appannaggio esclusivo dei nobili più famosi e dei sovrani. Quando Donatello era ancora in vita correva il detto satirico che sul suo monumento il Gattamelata fosse rappresentato col cavallo col quale era solito fuggire dalle battaglie.

 

Fonte e approfondimenti:

Storia:

Gattamelata. (23 ottobre 2015). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 29 ottobre 2015, 14:30 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Gattamelata&oldid=75880917

 

Tecniche di costruzione:

Monumento equestre al Gattamelata. (11 marzo 2015). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 29 ottobre 2015, 14:42 da 

//it.wikipedia.org/w/index.php?title=Monumento_equestre_al_Gattamelata&oldid=71273864

 

 

 

 

 

 

Info

Piazza del Santo, Padova

 

 

La statua è posta nel piazzale antestante l'ingresso della Basilica di Sant'Antonio

 

 

 

La scultura del Gattamelata, modellata e fusa dopo sei anni di tentativi e fatiche (1447-53),

è un capolavoro, fra i massimi del Rinascimento, del toscano Donatello e da molti giudicata la più bella statua equestre d'ogni tempo assieme ai cinque cavalli della Basilica di S. Marco a Venezia.

 

 

 

 

 

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