Prato della Valle e l'Isola Memmia a Padova

La Storia

Il Prato della Valle (Pra de ła Vałe /pra dea vae/, in padovano) è la più grande piazza della città di Padovae tra le più grandi d'Italia e d'Europa con una superficie di 88620 m². La configurazione attuale risale alla fine del XVIII secolo ed è caratterizzata da un'isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia (20.000 m² circa), circondata da una canaletta (alimentata dal canale Alicorno) sulle cui sponde si trova un doppio anello di statue, con una circonferenza esterna di 1450 metri.

 

 

Medioevo:

 

La città, in seguito all’invasione longobarda del VI secolo, abbandonata a lungo anche dal vescovo, si ridusse all’area più centrale specialmente dopo le pesanti distruzioni dovute all’invasione degli ungari del IX secolo. Il Prato si ritrovò così ai margini della città.

Il monastero e gli altri edifici giustinianei furono il presidio che si oppose al totale abbandono dell’area del Prato. Qui, infatti, a partire dal primitivo sacello, fu realizzata nel corso del VI secolo la prima basilica di Santa Giustina per iniziativa del patrizio Opilione.

Nel 589 una serie di spaventose alluvioni sconvolsero l’assetto idrografico di molti fiumi della pianura padana. Il Brenta modificò il suo corso spostandosi a nord del centro urbano e il suo alveo dentro la città viene occupato delle acque del Bacchiglione (l’antico Edrone). A seguito di questo periodo di disordine idrografico l’area del Prato si trasformò in una zona acquitrinosa e paludosa piena di zanzare.

Nel 970 il vescovo Gauslino visitando la basilica e la zona del Prato la descrisse come desolata e abbandonata; promosse, quindi, la costruzione di un monastero che fu dotato di cospicui possedimenti tra cui l’intera area di Prato della Valle. In realtà il Prato era considerato appartenente a Santa Giustina almeno dal VII secolo e perciò il vescovo ratificò semplicemente una situazione ormai consolidata. Dalla metà dell'XI secolo, contestualmente ad una rinascita di tutta la città, si tornarono ed effettuare mercati in Prato della Valle; a quest’epoca infatti risale l’uso del termine Pratum per quest’area come indicativo di luogo commerciale.

 

Numerose controversie legali videro fronteggiarsi la città e il monastero sui diritti legati ai mercati ed alle fiere da tenersi in Prato; fondamentale in tal senso fu il "placito" del 1077 in cui il vescovo Ulderico confermò ai monaci di Santa Giustina la proprietà del Prato riservandosi però il diritto di usare i resti del teatro romano ancora presenti sull'area come cava di pietra. Nel 1117 un violento terremoto distrusse la prima basilica di Santa Giustina che venne ricostruita, attorno al 1123, per iniziativa dell’abate Benzone usando forme romaniche.

A partire dal XII secolo sono documentati vari spettacoli e giochi svolti in Prato come “l’uomo selvatico” e “i castelli d’amore” oltre a sacre rappresentazioni della Passione e della Resurrezione. Dal 1257 si svolgono in Prato anche corse di cavalli a ricordo della liberazione dalla tirannia di Ezzelino III da Romano. Questi utilizzi furono permessi da alcuni interventi di parziale bonifica del Prato svoltisi nell'XI secolo; nel 1310 un più vasto intervento di sistemazione dell’area di Prato della Valle fu operato sotto la guida di Fra Giovanni Eremitano. Il 7 ottobre 1399 si concluse in Prato una grandiosa processione, detta dei "Bianchi”, che per 9 giorni attraversò tutta la città chiedendo pace per il secolo seguente.

Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo fu realizzato il Maglio Carrarese (la forgeria cittadina) in prossimità del Prato. Questo edificio, usando l’acqua dei canali più prossimi al Prato, insieme allo sbarramento determinato da vari mulini fu alla base di nuove frequenti alluvioni che coinvolsero l’area nei secoli successivi.

Nel corso del Quattrocento venne realizzato, all'angolo nord del Prato, un imponente edificio porticato su tre arcate come residenza padovana del cardinale Bessarione (oggi noto come palazzo Angeli).

 

Isola Memmia Prato della Valle "Prato della Valle-Pianta Statue" di Fabiobordi - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Prato_della_Valle-Pianta_Statue.jpg#/media/File:Prato_della_Valle-Pianta_Statue.jpg

 

 

 

 

L'età Moderna:

 

Il Prato, seppur gravato da una sfavorevole condizione idrografica, continuò a mantenere la sua vocazione consolidata di luogo di mercato, di spettacolo popolare e di devozione religiosa.

Nel 1434 il banchiere fiorentino Palla Strozzi, esiliato da Firenze, si stabilì a Padova facendosi costruire in Prato un palazzo che importò per primo il linguaggio architettonico del Rinascimento in città.

Sempre nei primi decenni del XV secolo fu ampliato considerevolmente il monastero di Santa Giustina.

Durante una giostra del 1466 venne esibito in Prato il gigantesco cavallo ligneo (oggi collocato a Palazzo della Ragione) fatto costruire da Annibale Capodilista sul modello del monumento equestre al Gattamelata eseguito da Donatello durante il suo soggiorno a Padova.

Nel 1498 si iniziò la demolizione della basilica romanica di Santa Giustina per erigere la nuova ed attuale chiesa rinascimentale.

Il 15 aprile 1532 il rivoluzionario riformato tirolese Michael Gaismair, sotto protezione della Repubblica di Venezia fu assassinato in Prato della Valle.

Su progetto di Andrea Moroni, già architetto della nuova basilica, nel 1556-1557 si costruì palazzo Zacco (oggi Circolo Ufficiali di Presidio).

Nel 1539 e nel 1580 gravi esondazioni portarono a nuovi impaludamenti del Prato.

A partire dal 1521 si avviò il cantiere di Palazzo Grimani su progetto del Rusconi e del Contin.

A partire dal 1608 venne realizzato il collegio universitario Da Mula, al centro del lato est del Prato. Questo edificio, dopo essere divenuto un’abitazione privata, andò distrutto in un incendio del 1821. Sempre nel 1608 la fiera del Santo fu trasferita dalla piazza antistante la basilica antoniana verso il Prato per esigenza di uno spazio maggiore.

Durante tutto il XVII e XVIII secolo si ripeterono inondazioni del Prato che non trovarono soluzione definitiva.

Nel 1766 si svolsero in Prato le prime corse con le bighe (le cosiddette Padovanelle, antenate dei moderni sulky per la corsa al trotto) che continuarono fino al XX secolo.

 

La trasformazione:

 

Nel 1767, al termine di un’aspra lotta, il Prato cambiò proprietario passando dal monastero di Santa Giustina all’amministrazione cittadina. Questo avvicendamento rappresentò il presupposto fondamentale per le trasformazioni successive poiché l’amministrazione pubblica dovette d'ora in poi farsi carico dei secolari problemi di dissesto che gravavano sull’area. Infatti, nello stesso anno fu creata una magistratura ad hoc per occuparsi di quest’area: la Presidenza del Prato. Questa istituzione, composta da 4 notabili cittadini, ebbe lo scopo di gestire il Prato e garantire lo svolgimento delle manifestazioni in esso ospitate. Il suo ruolo nella successiva trasformazione dell'area fu però principalmente formale.

Il vero artefice della trasformazione del Prato fu infatti Andrea Memmo giunto in città con l'incarico di Provveditore straordinario nel 1775. Il suo programma di governo per Padova si basò su due obiettivi essenziali: il rilancio commerciale e gli interventi di igiene pubblica. Essi trovarono una perfetta sintesi nel suo progetto per Prato della Valle.

I lavori cominciarono nell’estate del 1775 per poter dare i primi risultati visibili in occasione della fiera autunnale di Santa Giustina.

Andrea Memmo controllò quotidianamente lo svolgimento dei lavori, durante la permanenza a Padova, risiedendo nel quattrocentesco palazzo, già del cardinale Bessarione, all'ingresso settentrionale di Prato della Valle.

 

Le Statue:

 

Le statue sono attualmente 78 (40 lungo l'anello esterno e 38 lungo quello interno), ma secondo il disegno originario avrebbero dovuto essere 88. La disposizione odierna deriva principalmente dalla distruzione di sei statue raffiguranti dogi veneziani abbattute dall’esercito napoleonico nel 1797; in seguito a questo episodio vi fu un riposizionamento di diverse statue e soprattutto la collocazione sui piedistalli dei ponti est ed ovest (originariamente anch’essi pensati per statue) degli attuali obelischi prima collocati lungo i quattro viali interni dell’isola. I due piedistalli interni del ponte nord sono tuttora privi di statua.

Un preciso regolamento (emanato dalla Presidenza del Prato il 10 febbraio 1776) fissò le norme per la realizzazione delle statue: non potevano essere ritratte persone in vita, non potevano essere ritratti santi (ad essi erano riservati gli altari delle chiese) e tutti i personaggi ritratti dovevano avere avuto un legame con la città. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di professori universitari, artisti, condottieri o ex governanti della città. La prima statua realizzata fu nel 1775, per prova, una statua di Cicerone, che fu velocemente rimossa per l'assenza di legame tra il personaggio e Padova; fu sostituita con l'attuale statua di Antenore offerta alla città dallo stesso Andrea Memmo. L'ultima delle statue originali fu quella di Francesco Luigi Fanzagocollocata nel 1838. In seguito, nel corso dell'Ottocento, fu rifatta la statua di Antonio Savonarola perché eccessivamente deteriorata ed infine, nel 1963, per esigenze di conservazione è stata sostituita con copia (opera di Luigi Strazzabosco) l’unica statua eseguita da Antonio Canova e rappresentante Giovanni Poleni.

Le statue raffigurano tutte personalità maschili; l’unica eccezione è quella del busto della poetessa Gaspara Stampa collocato ai piedi della statua dedicata ad Andrea Briosco. I piedistalli e le statue sono realizzati in pietra di Vicenza, un calcare tenero cavato in diverse località dei Monti Berici. Esso si presta molto bene all’uso in scultura per la sua facile scolpibilità, ma presenta di contro un facile deterioramento. Diversi interventi di restauro e conservazione sono stati operati sulle statue dalla fine dell'Ottocento. L'ultimo esteso intervento sulle statue risale ai primi anni novanta del XX secolo.

Le statue furono fondamentali per la trasformazione del Prato non solo visivamente ma anche finanziariamente. Infatti furono pagate da singoli cittadini o gruppi previo il versamento di una somma che poteva variare tra i 135 e i 150 zecchini e che servì sia al costo vivo della statua sia come contributo ai lavori generali del Prato. La somma poteva anche essere versata in due o tre anni di tempo.

 

 

 

Fonte e approfondimenti:

 

Prato della Valle. (28 ottobre 2015). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 30 ottobre 2015, 14:09 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Prato_della_Valle&oldid=76011001

 

 

 

 

 

Info

Prato della Valle, Padova

 

 

Personalità raffigurate nelle statue.

La numerazione è scolpita sui basamenti delle statue.

 

In fondo alla pagina puoi effettuare il Download della numerazione delle statue con la relativa Cartina

 

 

Recinto esterno:

 

  • 01 Antonio Diedo
  • 02 Antenore
  • 03 Alberto Azzo II d'Este
  • 04 Publio Clodio Trasea Peto
  • 05 Torquato Tasso
  • 06 Pietro d'Abano
  • 07 Giovanni Francesco Mussato
  • 08 Pagano Della Torre
  • 09 Lucio Arunzio Stella
  • 10 Opsicella
  • 11 Obelisco
  • 12 Obelisco
  • 13 Bernardo Nani
  • 14 Vettor Pisani
  • 15 Lodovico Sambonifacio
  • 16 Antonio Michiel
  • 17 Antonio Barbarigo
  • 18 Domenico Lazzarini
  • 19 Taddeo Pepoli
  • 20 Marco Mantova Benavides
  • 21 Andrea Mantegna
  • 22 Papa Paolo II (Pietro Barbo)
  • 23 Papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer)
  • 24 Bernardino Trevisan
  • 25 Antonio Da Rio
  • 26 Andrea Da Recanati
  • 27 Ludovico Ariosto
  • 28 Albertino Mussato
  • 29 Giuseppe Tartini (e Francescantonio Vallotti)
  • 30 Giovanni Maria Memmo
  • 31 Michele Morosini
  • 32 Melchiorre Cesarotti
  • 33 Obelisco
  • 34 Obelisco
  • 35 Francesco Petrarca
  • 36 Galileo Galilei
  • 37 Alessandro Orsato
  • 38 Alteniero Degli Azzoni
  • 39 Sicco Polenton
  • 40 Antonio Zacco
  • 41 Cesare Piovene
  • 42 Maffeo Memmo
  • 43 Andrea Navagero
  • 44 Andrea Memmo

 

Recinto interno:

 

  • 45 Piedistallo vuoto
  • 46 Zambono Dotto De' Dauli
  • 47 Sperone Speroni
  • 48 Tito Livio
  • 49 Gerolamo Savorgnan
  • 50 Fortunio Liceti
  • 51 Lodovico Buzzuccarini
  • 52 Giovanni Poleni
  • 53 Guglielmo Malaspina degli Obizzi
  • 54 Giovanni Dondi dell'Orologio
  • 55 Obelisco
  • 56 Obelisco
  • 57 Antonio Schinella de' Conti
  • 58 Jacopino De' Rossi
  • 59 Gustavo Adamo Baner
  • 60 Gustavo II Adolfo di Svezia
  • 61 Matteo De' Ragnina
  • 62 Giobbe Ludolf di Erfurt
  • 63 Stefano Gallini
  • 64 Filippo Salviati
  • 65 Oberto II Pallavicino
  • 66 Papa Alessandro VIII (Pietro Ottoboni)
  • 67 Papa Clemente XIII (Carlo Rezzonico)
  • 68 Antonio Canova (con il procuratore Antonio Capello)
  • 69 Francesco Luigi Fanzago
  • 70 Francesco Pisani
  • 71 Giulio Pontedera
  • 72 Nicolò Tron
  • 73 Francesco Guicciardini
  • 74 Jacopo Menochio
  • 75 Giovanni III di Polonia
  • 76 Stefano Bathory
  • 77 Obelisco
  • 78 Obelisco
  • 79 Pietro Danieletti (con Giovanni Battista Morgagni)
  • 80 Rainiero Vasco
  • 81 Francesco Morosini detto il     Peloponnesiaco
  • 82 Gerolamo Liorsi
  • 83 Antonio Savonarola
  • 84 Marino Cavalli
  • 85 Andrea Briosco (con Gaspara Stampa)
  • 86 Albertino Papafava
  • 87 Michele Savonarola
  • 88 Piedistallo vuoto

 

 

Statue a Prato della Valle, Padova
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