Ghetto di Padova e il Museo Ebraico

La Storia

La prima testimonianza sulla presenza di un ebreo a Padova risale al 1289, ma solo dalla seconda metà del XIV secolo, con la prosperità economica dell'epocacarrarese, si può cominciare ad apprezzare uno stanziamento consistente. La comunità fiorì anche grazie all'Università che, a differenza di altri atenei, accettava studenti di qualsiasi religione.

In epoca medievale non esisteva un ghetto, ma gli israeliti si concentravano ugualmente in determinate zone. Inizialmente vivevano in contrada San Leonardo(attuale via Savonarola) in un'area chiamata Borgo Zodio, ma, a causa della sua posizione periferica, si trasferirono in una zona più centrale, presso porta Altinate. Nel Quattrocento Padova fu raggiunta anche da consistenti gruppi di askenaziti e di sefarditi, questi ultimi espulsi dalla Spagna nel 1492; si insediarono nel quartiere retrostante la chiesa di San Canziano.

Nel corso degli sconvolgimenti della guerra della Lega di Cambrai, tra i quali spicca l'assedio di Padova del 1509, gli ebrei preferirono spostarsi in una zona più interna della città, a sud di piazza delle Erbe. Fu proprio qui che nel 1603 venne istituito il ghetto, su modello di quello già esistente a Venezia: era chiuso di notte da quattro porte (perlopiù cancelli di legno) sorvegliate ciascuna da un ebreo e da un cristiano. A testimonianza di ciò, resistono ancora tracce dei cardini sul lato occidentale della chiesa di San Canziano e sulla parete di un edificio all'angolo tra via San Martino e Solferino e via Roma; in quest'ultimo punto si trovano anche due lapidi, una in latino e l'altra in ebraico, che ricordavano agli ebrei di ritirarsi nel ghetto dopo il tramonto. Le dimensioni del ghetto padovano erano risicate e corrispondeva solo in parte all'area che oggi è arbitrariamente denominata ghetto (ossia da via Roma a Piazza Duomo).

 

Le porte erano:

  • Porta Santa Giuliana; dirimpetto al sagrato della chiesa di Santa Giuliana, all'inizio dell'attuale via Santi Martino e Solferino verso via Roma.
  • Porta San Canziano; a metà dell'attuale via delle Piazze, dopo la chiesa di San Canziano.
  • Porta Sant'Urbano; dopo il sagrato della chiesa di Sant'Urbano dopo l'attuale incrocio tra via Santi Martino e Solferino e via Dei Fabbri.
  • Porta Santo Spirito; vicino alla Scuola dello Spirito Santo, all'inizio di via Dell'Arco verso via Marsala.

 

Le sepolture della comunità giudaica avvenivano nell'antica area di Borgo Zodio dove ancora si conservano gli antichi cimiteri.

Le attività degli ebrei padovani erano limitate dalle restrizioni cui erano sottoposti. Molti si dedicavano alla strazzeria, ovvero al commercio di cose usate, altri erano argentieri. L'usura, un tempo assai praticata, venne loro vietata quando fu aperto il Monte di Pietà, nel 1491. Quanto ai luoghi di culto, esistevano tre sinagoghe, rispettivamente di rito tedesco (1525), italiano (1548) e spagnolo.

La comunità ebraica di Padova fu però nota soprattutto dal punto di vista culturale, in quanto sin dal 1460 fu sede di un'importante scuola talmudica dove insegnò, fra gli altri, il noto Meir Katzenellenbogen. Tra il Sei e il Settecento, inoltre, fu attivo un circolo cabalistico denominato "Mevakhshè haShem" cui presero parte Mošes Hayyim Luzzatto, Ya'akov Chazak e Moshe David Valle.

Il 28 dicembre 1737 la comunità ebraica patavina fu sconvolta da un omicidio: nei pressi della porta di San Canziano il dottor Simon Contarini fu colpito da una coltellata al cuore da Bonaventura Coen Bellinfante, che s'era innamorato della sua promessa sposa, Colomba Zara.

Solo nel 1797, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia, agli ebrei vennero riconosciuti i pieni diritti civili e le porte del ghetto furono abbattute.

Nel 1829 Padova confermò la sua importanza per la cultura giudaica con la fondazione dell'convitto rabbinico del Regno Lombardo Veneto, considerato la prima scuola rabbinica moderna e modello per le più importanti istituzioni contemporanee del genere. Tra i suoi insegnanti, spiccano Samuel David Luzzatto, Lelio Hillel Della Torre e Eude Lolli.

Per quanto riguarda la demografia, la consistenza della comunità padovana ha subito nel tempo numerose fluttuazioni: se nel medioevo non superava le poche decine, nel periodo del ghetto si era stabilizzata in alcune centinaia; nell'Ottocento raggiunse un picco di mille unità, cui seguì una costante diminuzione giungendo, al momento delle leggi razziali fasciste del 1938, a circa quattrocento iscritti. Dei quarantasette ebrei padovani deportati durante la Shoah solo tre tornarono.

Nel secondo dopoguerra gli ebrei padovani erano duecento, cifra che si è mantenuta costante sino ad oggi.

 

 

 

Fonte e Approfondimenti:

 

Comunità ebraica di Padova. (17 agosto 2015). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 28 ottobre 2015, 06:00 da //it.wikipedia.org/w/index.phptitle=Comunit%C3%A0_ebraica_di_Padova&oldid=74633789

 

 

 

 

 

 

 

Info

Via Delle Piazze, Padova

 

Zona Traffico Limitato

Area Pedonale

 

 

Il Museo della Padova Ebraica si trova all’interno dell’edificio che ospitava l’antica sinagoga di rito tedesco, sorta nel 1682 come edificio per il culto Ashkenazita presente in città già dal XIV secolo.

Edificio che, incendiato dai fascisti nel 1943 venne restaurato nel 1998.

Il museo si trova quindi all’interno dell’area che delimitava l’antico ghetto ebraico della città. 

 

 
Orari: 

 

Estate 21 Giugno-30 Settembre:

 

Venerdì      dalle 10.00 alle 18.00

Domenica   dalle 10.00 alle 18.00

 

altri giorni e orari previa prenotazione e disponibilità.

 

Dal 1 Ottobre al 31 Maggio: 

 

Giovedi     dalle 14.00 alle 18.00

Venerdì     dalle   9.30 alle 13.30

Domenica  dalle 10.00 alle 18.00

 

altri giorni e orari previa prenotazione e disponibilità. 

 

Biglietto: 

 

Intero:           € 8,00

Ridotto:         € 6,50

Scolaresche:   € 4,50 

 

 

E’ possibile prenotare visite guidate al museo, alla sinagoga e ai cimiteri ed attività didattiche e laboratoriale per le scuole scrivendo a 

padovaebraica@coopculture.it 

 

 

 

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